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martedì, 30 ottobre 2007
Commissione di inchiesta sul G8 di Genova
Ecco cosa prevede il programma dell'Unione
<B>Commissione di inchiesta sul G8 di Genova<br>Ecco cosa prevede il programma dell'Unione</B>

Gli scontri fra manifestanti e polizia al G8 di Genova

ROMA - Clemente Mastella nel programma dell'Unione proprio non la ricorda. Mentre Antonio Di Pietro dice che il voto dell'Idv - che si è schierata a fianco della Cdl oggi alla Camera votando contro la proposta di legge per una commissione di inchiesta sui fatti del G8 di Genova - è assolutamente in linea con quanto scritto nel programma dell'Unione. Risultato: la maggioranza si è divisa - con forti polemiche per l'affondamento della proposta - e la sinistra radicale è insorta contro il tradimento dell'Italia dei Valori e dell'Udeur. Ma sul G8 di Genova cosa prevedeva esattamente il programma dell'Unione?

A riguardo c'era un breve paragrafo ma assolutamente chiaro. Inserito sotto il titolo "una strategia per la sicurezza", in apertura al capitolo "Un paese più sicuro". Quasi in fondo a pagina 77, dove si parla della "crescente domanda di sicurezza da parte della collettività", si legge testualmente: "La politica del centrodestra al riguardo si è mostrata del tutto indifferente: a vuoti annunci si sono affiancate misure che contrastano con il rispetto della legalità, l'inerzia rispetto alla criminalità economica, un abbassamento della guardia nel contrasto alla criminalità organizzata, l'utilizzo delle forze di polizia per operazioni repressive del tutto ingiustificate; basti pensare ai fatti di Genova, per i quali ancora oggi non sono state chiarite le responsabilità politica e istituzionale (al di là degli aspetti giudiziari) e sui quali l'Unione propone, per la prossima legislatura, l'istituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta".

(30 ottobre 2007)
postato da: correntone alle ore 19:30 | Link | commenti (2)
categoria:g8 , cose di sinistra
mercoledì, 24 ottobre 2007
IL LIBRO DELLO STORICO SERGIO LUZZATTO APRE NUOVI DUBBI SUL FRATE DI PIETRALCINA
Padre Pio, il giallo delle stigmate
Un farmacista: «Nel 1919 fece acquistare dell'acido fenico, sostanza adatta per procurarsi piaghe alle mani»

I l cerchio intorno a padre Pio aveva cominciato a stringersi fra giugno e luglio del 1920: poco dopo che era pervenuta al Sant'Uffizio la lettera- perizia di padre Gemelli sull'«uomo a ristretto campo di coscienza», «soggetto malato», mistico da clinica psichiatrica. Giurate nelle mani del vescovo di Foggia, monsignor Salvatore Bella, e da questi inoltrate, le testimonianze di due buoni cristiani della diocesi pugliese avevano proiettato sul corpo dolorante del cappuccino un'ombra sinistra. Più che profumo di mammole o di violette, odore di santità, dalla cella di padre Pio erano sembrati sprigionarsi effluvi di acidi e di veleni, odore di impostura.


Il primo documento portava in calce la firma del dottor Valentini Vista, che a Foggia era titolare di una farmacia nella centralissima piazza Lanza. Al vescovo, il professionista aveva riferito anzitutto le circostanze originarie del suo interesse per padre Pio. La tragica morte del fratello, occorsa il 28 settembre 1918 (per effetto dell'epidemia di spagnola, possiamo facilmente ipotizzare). La speranza che il frate cappuccino, proprio in quei giorni trafitto dalle stigmate, potesse intercedere per l'anima del defunto. (...) Il dottor Valentini Vista era poi venuto al dunque. Nella tarda estate del '19, il pellegrinaggio a San Giovanni era stato compiuto da una sua cugina, la ventottenne Maria De Vito: «Giovane molto buona, brava e religiosa», lei stessa proprietaria di una farmacia. La donna si era trattenuta nel Gargano per un mese, condividendo con altre devote il quotidiano train de vie del santo vivo.

Il problema si era presentato al rientro in città della signorina De Vito: «Quando ella tornò a Foggia mi portò i saluti di Padre Pio e mi chiese a nome di lui e in stretto segreto dell'acido fenico puro dicendomi che serviva per Padre Pio, e mi presentò una bottiglietta della capacità di un cento grammi, bottiglietta datale da Padre Pio stesso, sulla quale era appiccicato un bollino col segno del veleno (cioè il teschietto di morte) e la quale bottiglietta io avrei dovuto riempire di acido fenico puro che, come si sa, è un veleno e brucia e caustica enormemente allorquando lo si adopera integralmente. A tale richiesta io pensai che quell'acido fenico adoperato così puro potesse servire a Padre Pio per procurarsi o irritarsi quelle piaghette alle mani».


A Foggia, voci sul ritrovamento di acido fenico nella cella di padre Pio avevano circolato già nella primavera di quel 1919, inducendo il professor Morrica a pubblicare sul Mattino di Napoli i propri dubbi di scienziato intorno alle presunte stigmate del cappuccino. Non fosse che per questo, il dottor Valentini Vista era rimasto particolarmente colpito dalla richiesta di acido fenico puro che il frate aveva affidato alla confidenza di Maria De Vito. Tuttavia, «trattandosi di Padre Pio», egli si era persuaso che la richiesta avesse motivazioni innocenti, e aveva consegnato alla cugina la bottiglia con l'acido. Ma la perplessità del farmacista era divenuta sospetto poche settimane dopo, quando il cappuccino di San Giovanni aveva trasmesso alla donna – di nuovo, sotto consegna del silenzio – una seconda richiesta: quattro grammi di veratrina.


Rivolgendosi a monsignor Bella, Valentini Vista illustrò la composizione chimica di quest'ultimo prodotto e insistette sul suo carattere fortemente caustico. «La veratrina è tale veleno che solo il medico può e deve vedere se sia il caso di prescriverla», spiegò il farmacista. A scopi terapeutici, la posologia indicata per la veratrina era compresa fra uno e cinque milligrammi per dose, sotto forma di pillole o mescolata a sciroppo. «Si parla dunque di milligrammi! La richiesta di Padre Pio fu invece di quattro grammi! ». E tale «quantità enorme trattandosi di un veleno», il frate aveva domandato «senza la giustificazione della ricetta medica relativa», e «con tanta segretezza»... A quel punto, Valentini Vista aveva ritenuto di dover condividere i propri dubbi con la cugina Maria, raccomandandole di non dare più seguito a qualsivoglia sollecitazione farmacologica di padre Pio. Durante il successivo anno e mezzo, il professionista non aveva comunicato a nessun altro il sospetto grave, gravissimo, che il frate si servisse dell'una o dell'altra sostanza irritante «per procurarsi o rendere più appariscenti le stigmate alle mani». Ma quando aveva avuto notizia dell'imminente trasferimento di monsignor Bella, destinato alla diocesi di Acireale, «per scrupolo di coscienza» e nell'«interesse della Chiesa» il farmacista si era deciso a riferirgli l'accaduto.


La seconda testimonianza fu giurata nelle mani del vescovo dalla cugina del dottor Valentini Vista, e risultò del tutto coerente con la prima. La signorina De Vito confermò di avere trascorso un mese intero a San Giovanni Rotondo, nell'estate del '19. Alla vigilia della sua partenza, padre Pio l'aveva chiamata «in disparte» e le aveva parlato «con tutta segretezza», «imponendo lo stesso segreto a me in relazione anche agli stessi frati suoi confratelli del convento». Il cappuccino aveva consegnato a Maria una boccetta vuota, pregando di farla riempire con acido fenico puro e di rimandargliela indietro «a mezzo dello chauffeur che prestava servizio nell'autocarro passeggieri da Foggia a S. Giovanni». Quanto all'uso cui l'acido era destinato, padre Pio aveva detto che gli serviva «per la disinfezione delle siringhe occorrenti alle iniezioni che egli praticava ai novizi di cui era maestro ». La richiesta dei quattro grammi di veratrina le era giunta circa un mese dopo, per il tramite d'una penitente di ritorno da San Giovanni. Maria De Vito si era consultata con Valentini Vista, che le aveva suggerito di non mandare più nulla a padre Pio. E che le aveva raccomandato di non parlarne con nessuno, «potendo il nostro sospetto essere temerario ».


Temerario, il sospetto del bravo farmacista e della devota sua cugina? Non sembrò giudicarlo tale il vescovo di Foggia, che pensò bene di inoltrare al Sant'Uffizio le deposizioni di entrambi. D'altronde, un po' tutte le gerarchie ecclesiastiche locali si mostravano scettiche sulla fama di santità di padre Pio. Se il ministro della provincia cappuccina, padre Pietro da Ischitella, metteva in guardia il ministro generale dal «fanatismo » e dall'«affarismo» dei sangiovannesi, l'arcivescovo di Manfredonia, monsignor Pasquale Gagliardi, rappresentava come totalmente fuori controllo la situazione della vita religiosa a San Giovanni Rotondo.


Da subito nella storia di padre Pio, i detrattori impiegarono quali capi d'accusa quelli che erano stati per secoli i due luoghi comuni di ogni polemica contro la falsa santità: il sesso e il lucro. E per quarant'anni dopo il 1920, il celestiale profumo intorno alla cella e al corpo di padre Pio riuscirà puzzo di zolfo al naso di quanti insisteranno sulle ricadute economiche o almanaccheranno sui risvolti carnali della sua esperienza carismatica. Ma nell'immediato, a fronte delle deposizioni di Maria De Vito e del dottor Valentini Vista, soprattutto urgente da chiarire dovette sembrare al Sant'Uffizio la questione delle stigmate. Tanto più che il vescovo di Foggia, inoltrando a Roma le due testimonianze giurate, aveva accluso alla corrispondenza un documento che lo storico del ventunesimo secolo non riesce a maneggiare – nell'archivio vaticano della Congregazione per la Dottrina della Fede – senza una punta d'emozione: il foglio sul quale padre Pio, forse timoroso di non poter comunicare a tu per tu con la signorina De Vito, aveva messo nero su bianco la richiesta di acido fenico. Allo sguardo inquisitivo dei presuli del Sant'Uffizio, era questo lo smoking gun, l'indizio lasciato dal piccolo chimico sul luogo del delitto. «Per Marietta De Vito, S.P.M.», padre Pio aveva scritto sulla busta. All'interno, un unico foglietto autografo, letterina molto più stringata di quelle che il cappuccino soleva scrivere alle sue figlie spirituali: «Carissima Maria, Gesù ti conforti sempre e ti benedica! Vengo a chiederti un favore. Ho bisogno di aver da duecento a trecento grammi di acido fenico puro per sterilizzare. Ti prego di spedirmela la domenica e farmela mandare dalle sorelle Fiorentino. Perdona il disturbo».


Se davvero padre Pio necessitava di acido fenico per disinfettare le siringhe con cui faceva iniezioni ai novizi, perché mai procedeva in maniera così obliqua, rinunciando a chiedere una semplice ricetta al medico dei cappuccini, trasmettendo l'ordine in segreto alla cugina di un farmacista amico, e coinvolgendo nell'affaire l'autista del servizio pullman tra Foggia e San Giovanni Rotondo? Ce n'era abbastanza per incuriosire un Sant'Uffizio che possiamo immaginare già sospettoso dopo avere messo agli atti la perizia di padre Gemelli. Di sicuro, i prelati della Suprema Congregazione non dubitarono dell'attendibilità delle testimonianze del dottor Valentini Vista e della signorina De Vito, così evidentemente suffragate dall'autografo di padre Pio. Agli atti del Sant'Uffizio figurava anche la trascrizione di una seconda lettera autografa del cappuccino a Maria De Vito, il cui poscritto corrispondeva esattamente al tenore della deposizione di quest'ultima: «Avrei bisogno di un 4 grammi di veratrina. Ti sarei molto grato, se me la procurassi costì, e me la mandassi con sollecitudine».


Sergio Luzzatto

postato da: correntone alle ore 11:22 | Link | commenti
categoria:chiesa
venerdì, 19 ottobre 2007

chiudo il blog, sono di sinistra, chiudo il blog perchè Romano Prodi mi fa schifo

chiudo il blog perchè l'Abruzzo è in mano alla Mafia e questa sinistra mi fa schifo

postato da: correntone alle ore 21:02 | Link | commenti
categoria:
martedì, 09 ottobre 2007
 dati forniti dal ministro della Difesa durante un'audizione a Palazzo Madama
"Prenderemo tutte le misure di prevenzione, ma l'Italia non lo ha mai usato"

Uranio impoverito, Parisi in Senato
"Tra i soldati all'estero 255 casi di tumore"

Ma l'Osservatorio militare contesta: "I malati sono almeno 2.500 e le vittime oltre 150


<B>Uranio impoverito, Parisi in Senato<br>"Tra i soldati all'estero 255 casi di tumore"</B>

Arturo Parisi

ROMA - Sono 255 i malati di cancro, tra i militari italiani che negli ultimi dieci anni hanno partecipato a missioni all'estero, 37 sono deceduti. Almeno stando ai dati ufficiali. A rivelarlo è il ministro della Difesa, Arturo Parisi, nel corso di un'audizione davanti alla commissione d'inchiesta sull'Uranio impoverito del Senato. Numeri, questi, assai inferiori rispetto a quelli forniti dall'Osservatorio militare che, infatti, li contesta frontalmente e parla di almeno 2.500 malati e 150 morti.

Secondo i dati della Direzione di sanità militare, spiega il ministro, "sono in totale 255 i militari che hanno contratto malattie tumorali e che risultano essere stati impegnati all'estero nei Balcani, in Afghanistan, in Iraq e in Libano nel periodo 1996-2006. Di questi militari, 37 sono morti". Nello stesso periodo i militari malati per tumore, e non impiegati all'estero, sono stati 1.427.

Parisi assicura anche che nell'impiego di soldati "in zone critiche", la Difesa "sta applicando ogni misura precauzionale. Non intendiamo in alcun modo sottovalutare il fenomeno e tantomeno dissimularlo". Un'ammissione comunque importante, da parte di un ministro. Che comunque aggiunge: l'Italia "non ha mai fatto uso di armamento ad uranio impoverito, nè risulta che nel nostro poligono possa essere stato utilizzato da altri, a meno di dichiarazioni mendaci degli utilizzatori stranieri, che non voglio neppure ipotizzare".

Ma Domenico Leggiero, dell'Osservatorio militare, l'associazione che assiste gli appartenenti alle forze armate e i loro familiari, sostiene che i dati sono molto diversi: "Ci dispiace, ma così anche Parisi perde credibilità. Avevamo riposto speranze in lui, ma queste cifre sono troppo lontane dalla verità".

Leggiero è pronto a mostrare "altri dati ufficiali della Difesa che parlano di un numero di malati quasi decuplicati e di un numero delle vittime da moltiplicare per tre: "Proprio oggi, in Sicilia, si stanno svolgendo i funerali del carabiniere Giuseppe Bongiovanni, morto l'altro ieri per un tumore contratto durante una missione all'estero. Se andate a vedere, questa morte non risulta al ministero".

(9 ottobre 2007)
postato da: correntone alle ore 17:24 | Link | commenti
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domenica, 30 settembre 2007

Sinistra Democratica chiede lo scioglimento del Consiglio regionale della Calabria

postato da: correntone alle ore 20:58 | Link | commenti
categoria:
domenica, 30 settembre 2007
L'intervento alla festa della Democrazia Cristiana per le Autonomie
Berlusconi: «Da noi verranno fuoriusciti Dl»
Sul voto: «Non accetteremo nessun governo di transizione e chiederemo, anche scendendo in piazza, un ritorno alle urne»
ST. VINCENT (AOSTA) - Berlusconi non rinuncerà ad elezioni subito. A costo di andare in piazza: «Non accetteremo nessun governo di transizione e chiederemo, anche scendendo in piazza, un ritorno immediato alle urne». E offre qualche sensazione sulla crisi prossima della maggioranza cui risponderà poi Rutelli: «A ottobre finirà l'esperienza della margherita e molti di loro non entreranno nel Pd. La Nuova Dc è il posto ideale per accoglierli». Sono i due passi principali principali dell'intervento telefonico a chiusura della festa dell'amicizia della Democrazia Cristiana per le Autonomie di Francesco Rotondi

FUORIUSCITI - «Il 14 di ottobre ci sará una defaillance della maggioranza in Senato» dice Berlusconi. «Si spegneranno le luci sulla Margherita. Ci saranno molti in Senato e nelle amministrazioni locali che sono stati eletti con il simbolo della Margherita che si sentiranno sciolti dall'impegno verso un partito che è morto, che non c'è più, e saranno perciò liberi di decidere in piena autonomia se entrare nel Pd, in un'altra formazione del centrosinistra o molto più probabilmente in una formazione di centro che si richiama alle radici ideali della Dc. Ci sará la possibilitá - concludeBerlusconi- di vedere molti che hanno militato in questi anni nella Margherita che guarderanno alla Dca con grande interesse e penseranno che voi potrete offrire loro una casa rispettosa delle loro radici dunque, credo che ci saranno delle novitá positive per noi».
NUOVE ELEZIONI - Dicendosi poi convinto che «avremo la possibilità presto di ricaricarci del governo del Paese, e questo avverà in fretta», Berlusconi ha aggiunto: «ritengo che riusciremo presto a dare all'Italia un governo in cui non ci sia nulla di antisistema, di antagonista come avviene nel governo della sinistra ma che sia un governo pienamente democratico, pienamente volto allo sviluppo, pienamente europeo, pienamente occidentale». «Credo - ha concluso il leader di Fi- che questo sia qualcosa di ineludibile, che accadrà sicuramente e proprio in vista di questa nuova assunzione di responsabilità noi dobbiamo restare uniti, lavorare tutti insieme per prepararci a governare nuovamente l'Italia nella libertà e nella democrazia».
30 settembre 2007
postato da: correntone alle ore 17:32 | Link | commenti
categoria:terzo polo
giovedì, 27 settembre 2007
“Nella Finanziaria non c'è una parola sul precariato, sulla redistribuzione delle ricchezze”. Conclusione: “Qui si vuole sfidare la sinistra e accontentare i poteri forti”
postato da: correntone alle ore 11:00 | Link | commenti
categoria:finanziaria
sabato, 22 settembre 2007
L'iniziativa, lanciata da don Alessandro Santoro, diffusa da un blog
Sciopero della fame per i lavavetri
Iniziato un digiuno a staffetta davanti a Palazzo Vecchio fino al 17 ottobre. Manifestazione in piazza della Signoria
La protesta contro l'ordinanza (Ansa)
La protesta contro l'ordinanza (Ansa)
FIRENZE
- Un sacerdote fiorentino, don Alessandro Santoro, ha iniziato da venerdì uno sciopero della fame contro l'ordinanza sui lavavetri dell'assessore Graziano Cioni. Don Santoro ha avviato la sua protesta davanti all'ingresso di Palazzo Vecchio dove era in svolgimento la Conferenza nazionale sull' immigrazione, alla presenza del ministro degli Interni Giuliano Amato.: «Bisogna dare un segno profondo a questa città - ha detto don Santoro riferendosi all'ordinanza -. Così non si può andare avanti, è incredibile e grottesco. L'ordinanza contro i lavavetri deve essere ritirata».
DIGIUNO A STAFFETTA - L'iniziativa di don Santoro si inserisce in un contesto che prevede una protesta allargata, coordinata da un blog fiorentino, che si concretizza in un digiuno a staffetta: «Ci poniamo un doppio obiettivo: chiedere il ritiro dell'ordinanza sui lavavetri e testimoniare il profondo dissenso dalla visione autoritaria che ha ispirato la delibera della giunta comunale». Lo sciopero della fame, che sarà pubblico, con una presenza quotidiana tutte le mattine in piazza della Signoria, «è un modo di manifestare le proprie idee e la staffetta del digiuno è la nostra proposta per rendere questa idea una forma di dissenso collettivo nonviolento, in grado di dare corpo al malessere di molti cittadini di fronte al modello di società e di relazioni sociali che la delibera promuove».

LA MANIFESTAZIONE - Il digiuno di Don Santoro è solo una parte della manifestazione di protesta che si è svolta sabato a Firenze, quando in 1500 tra cori, fischi e fracasso di oggetti hanno sfilato contro i relatori della Conferenza nazionale sull'immigrazione.per dire «no al pacchetto sicurezza del governo Prodi, no alle politiche repressive, no all' ordinanza contro i lavavetri, no ai sindaci-sceriffi». Dopo essere giunto in Piazza della Signoria, il corteo si è fermato accanto alla Loggia dei Lanzi dando vita ad una performance di disturbo della Conferenza.

«Oggi il rumore è la nostra voce - ha detto uno degli organizzatori della manifestazione -: è questo che diciamo ai signori chiusi nel Palazzo che vogliono decidere della nostra vita». Prima dei cori, hanno parlato i rappresentanti delle comunità di immigrati che, numerosi, hanno partecipato al corteo di protesta contro le politiche di sicurezza del governo e contro le iniziative dei «sindaci-sceriffi», in particolare contro l'iniziativa della Giunta comunale di Firenze per far scomparire dalle strade i lavavetri. Poi è stato messo in scena anche uno spettacolo dal titolo «La ballata del lavavetro-Atto unico contro le ipocrisie del potere».
22 settembre 2007
postato da: correntone alle ore 22:08 | Link | commenti
categoria:lavavetri
sabato, 22 settembre 2007
Quaderno Bianco sulla Scuola”: i numeri ci sono, la vita della scuola manca

 

 

22 settembre 2007 - Riflessioni di Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola, sull'iniziativa governativa
"Quaderno Bianco": ci sono i numeri del nostro sistema di Istruzione, ma è assente una seria considerazione sulle persone che lo tengono in piedi e sulle condizioni di disagio e difficoltà nelle quali questo personale deve operare

Con tanto parlare di "persona" e di "persone" , concetto evocato a ogni piè sospinto nelle dichiarazioni e nelle indicazioni ufficiali che provengono dal Ministero, quando si arriva a fare la fotografia della nostra scuola le persone mancano e diventano soltanto cifre. Quella presentata è una radiografia della macchina scolastica, ma nulla si dice del suo "cuore pulsante" : gli insegnanti. Eppure è proprio la "questione docente" quella da cui si dovrebbe partire per ragionare di scuola e individuare strategie per migliorare la qualità delle prestazioni e dei risultati che si attendono. Gli insegnanti non sono soltanto numeri, sono vite, sentimenti, relazioni. Ma è qui che noi leggiamo disorientamento, stanchezza, crisi di ruolo. C'è disorientamento perché incerte e precarie sono le scelte politiche sulla scuola e contraddittorie, enfatiche, deresponsabilizzate le consegne e le attese sociali di cui la si carica. C'è stanchezza perché il mestiere è sempre più difficile, gravosi e dilatati i compiti, carenti le collaborazioni e i sostegni esterni. Quello di chi lavora nella scuola è un ruolo avvilito da scarso apprezzamento sociale e da debole considerazione politica. In questo contesto non c'è da meravigliarsi se poi, all'interno, si trova delusione e disamore; disamore non verso il proprio mestiere, ma verso le caratteristiche e le condizioni del suo esercizio.

* * *

Il "Quaderno Bianco" offre dati e categorie interpretative, ma manca l'analisi dei processi, dei flussi e delle interconnessioni dei processi; di quei fenomeni sotterranei ma potenti che generano intensità emotiva, energia, vitalità. Manca un ragionamento sulla società e sul rapporto scuola-società. Ma senza indicare la necessità e le strade per un nuovo patto sociale sull'educazione, non c'è reale possibilità di migliorare davvero il sistema, di fare la Buona Scuola .

* * *

Sicuramente non era questo l'ambito che il "Quaderno" si proponeva di esplorare e certamente un quaderno, anche se voluminoso come questo, non può dire tutto del complesso e multiforme universo dell'educazione e della scuola; sono questi aspetti assenti, però, quelli che a noi sembrano decisivi per affrontare con qualche speranza le sfide di futuro che anche qui, come in altri documenti, sono indicate. E allora ci aspettiamo che anche queste riflessioni siano sviluppate e, soprattutto, trovino poi modo di arrivare a conseguenze e a scelte operative.

* * *

E' da considerare positivamente l'enfasi che anche il "Quaderno Bianco" attribuisce alla " Intesa per un'azione pubblica a sostegno della conoscenza " (il Memorandum sottoscritto lo scorso 27 giugno) la cui attuazione, soprattutto per quanto attiene alla valorizzazione del personale, esige però una serie di provvedimenti organici e coerenti, a partire dai rinnovi contrattuali e dalla previsione e messa a disposizione delle risorse necessarie.

* * *

Apprezziamo che il "Quaderno" auspichi " un ampio e intenso dibattito con l'intero mondo della scuola, l'esame nella sede tecnica prevista dalla suddetta Intesa e un confronto con il mondo della cultura e della comunicazione e con le rappresentanze degli interessi economici e sociali del territorio". Avvertiamo solo che il tempo per affrontare queste questioni è stretto e rischia di scadere. Serve che si attivino quelle sedi legislative, concertative e contrattuali che esigono - da parte di tutti gli interlocutori istituzionali e rappresentativi, in ragione delle rispettive responsabilità - comportamenti coerenti e consequenziali. Noi ci siamo.

Roma, 21 settembre 2007 

Francesco Scrima, Segretario Generale CISL Scuola

postato da: correntone alle ore 10:30 | Link | commenti
categoria:scuola pubblica
venerdì, 21 settembre 2007

Scuola, Fioroni: entro 5 anni assunti tutti i precari
In arrivo tirocinio insegnanti e pagella istituti

ROMA (21 settembre) - Una cattedra per tutti i precari entro cinque anni. E' quanto assicura il ministro dell'Istruzione Giuseppe Fioroni presentando il "Quaderno bianco della scuola" un documento messo a punto dal gruppo di lavoro interministeriale (Economia e Pubblica istruzione). Secondo il titolare del dicastero si arriverà alla stabilizzazione già prevista dei 150mila ma anche di tutti coloro che stanno dentro le graduatorie a esaurimento.«Questo documento, elaborato da esperti e tecnici che hanno valutato la scuola, offre un contributo di certezza a chi fino a oggi era dentro queste graduatorie e magari a cinquant'anni non sapeva ancora quale sarebbe stato il suo domani».

Precari. I 150 mila precari andranno assunti dal 2007 al 2009, mentre entro il 2011-2012 si dovrebbero reclutare fra 70 e 90 mila nuovi insegnanti e per il 2016-2017 si salirebbe alla cifra di 170-220. In questo modo, fra 15 anni, sarà stato rinnovato tra il 34 e il 44 per cento del corpo docente. Anche il premier Prodi si è espresso sul precariato degli insegnanti. «Solo con la strategia di lungo periodo, noi potremo chiudere il precariato e non riaprirlo». L'obiettivo è di realizzare una strategia di lungo periodo, come ha sottolineato Fioroni, «in modo che la scuola possa avere strumenti e decisioni che durino per vent'anni». La programmazione in tempi dilatati è un modo per non creare precariato.

Reclutamento insegnanti. Il “Quaderno bianco” propone un medello di reclutamento che sia garanzia di qualità per l'insegnamento. Innanzitutto gli insegnanti dovranno essere ammessi a un corso di specializzazione per la formazione alla professione docente, gestito dalle università in collaborazione con le scuole. Il corso dovrà prevedere anche un tirocinio nelle scuole stesse, con il supporto di insegnanti con esperienza. Il numero di ammessi andrà valutato in base alle esigenze del mercato del alvoro. Si prevedono anche sistemi di incentivazione, valorizzazione e progressione di carriera per il personale docente.

Valutazioni intermedie. Raggiunta la cattedra, gli insegnanti non potranno adagiarsi in quanto si è previsto anche di valutare i progressi degli studenti nel tempo. Andranno tenuti in conto il back ground familiare e culturale, le criticità legate al territorio e all'ambiente, il «valore aggiunto» delle singole scuole, in modo da fare interventi mirati alla formazione dei ragazzi. Per «valore aggiunto» s'intende una sorta di pagella sulla funzionalità di ogni istituto. Sono tutte forme d'incentivazione per i docenti al fine di migliorare le loro prestazioni professionali.

Insegnanti di sostegno. In vista della nuova manovra economica il ministro ha parlato anche di risorse per l'edilizia scolastica e aiuti per sostenere le spese scolastiche delle famiglie. «All'interno della finanziaria - ha spiegato Fioroni - andremo a rimodulare obiettivi che già c'eravamo dati l'anno scorso. Tra questi quello di favorire un rapporto tra insegnanti di sostegno e studenti diversamente abili migliore di quello odierno, con una distribuzione sul territorio nazionale che sia sempre più rispettosa
dei diritti di questa particolare categoria di studenti e con uno sforzo per coinvolgere le Regioni e le altre autonomie locali».

postato da: correntone alle ore 19:55 | Link | commenti
categoria:scuola pubblica